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mercoledì 11 novembre 2015

CJARSONS ALLA ZUCCA CON RICOTTA AFFUMICATA

 

Quando ho saputo qual era la sfida di novembre dell'MTC (quel bellissimo contest al quale partecipo ogni mese), questi cjarsons (o anche cjalsons) erano già stati preparati, fotografati e soprattutto... mangiati.
Questo significa che su questo blog ci saranno due ricette consecutive di pasta ripiena, proprio perchè la sfida di novembre verterà su questo splendido piatto della tradizione italiana. Occasione perfetta per riscaldare i motori in vista del contest con questi tipici ravioli della tradizione carnica, un po' rivisitati a modo mio.
La caratteristica del ripieno, che varia da paese a paese, è che tendenzialmente dolciastro a causa degli ingredienti utilizzati. Può essere a base di erbe o frutta secca, cannella, cioccolato, a seconda anche delle stagioni. Per non snaturarli ho utilizzato la zucca ma li ho conditi in maniera classica, solo con burro fuso e ricotta affumicata. La pasta può essere fatta con solo acqua e farina o anche con l'impasto degli gnocchi di patate.
E poi volevo rendere omaggio al paese di Venzone, famoso per la lavanda e dove quasi ogni anno si tiene una magnifica festa della zucca, alla quale abbiamo partecipato un paio di settimane fa.
Zucche e specialità a base di zucca (meravigliosi gli gnocchi) ad ogni angolo del paese.

 


CJARSONS ALLA ZUCCA
Ingredienti per quattro persone

per la pasta
250 g di farina 00
25 g di burro
1 cucchiaino di sale
65 ml di acqua  

per il ripieno
250 g di polpa di zucca già cotta in forno a 180° per circa mezz'ora o in microonde per 10/15 minuti
3 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato
1 pizzico di sale
1 pizzico di cannella

per il condimento
burro fuso a piacere
abbondante ricotta affumicata grattugiata

Preparate la pasta.  Fate sciogliere il burro nell'acqua in un tegame senza portare l'acqua ad ebollizione quindi versate il composto in un recipiente dove avrete messo la farina e il sale. Impastate bene il tutto e fate riposare l'impasto per circa mezz'ora.
Nel frattempo preparate il ripieno. Schiacciate la polpa della zucca, unite il sale, la cannella e il parmigiano.
Stendete la pasta con un mattarello in modo da ricavarne una sfoglia piuttosto sottile. Ricavatene dei dischi aiutandovi con un coppapasta del diametro di circa 7 centimetri. Mettete al centro di ogni dischetto un po' di ripieno, chiudeteli a forma di mezzaluna premendo bene sui bordi e pizzicateli leggermente per dare la tipica forma dei cjarsons con il bordo ondulato.


Cuoceteli in acqua bollente salata per qualche minuto, scolateli e conditeli con il burro fuso e una generos grattugiata di ricotta affumicata.

lunedì 4 marzo 2013

RAVIOLI CARINZIANI AL FORMAGGIO - KASNUDELN



Bastano trecento chilometri per cambiare mondo.

Paesaggi bianchi di neve accecante, fumo che esce dai camini, campane che suonano a festa e sovrastano le parole dei vecchi all’uscita dalla chiesa, mentre lo sguardo finalmente si perde all’orizzonte.



Le vacanze che piacciono a me sono quelle che mi regalano per qualche giorno una vita che non è la mia, non perché la mia non mi piaccia, anzi, ma solo perché è bello perdersi a volte in quella di qualcun altro, per cercare di afferrare quel qualcosa che solo chi ha vissuto in un certo luogo ha dentro di sé.

Ci sono tanti tipi di vacanza. E se certamente mi piace la vacanza culturale, che inevitabilmente mi porta nei luoghi più frequentati, devo dire che la vacanza perfetta per me è quella al riparo dalla folla, dove posso calarmi fino in fondo in una realtà diversa, per capire persone, luoghi e culture che non mi appartengono.
Perché, se ci si pensa bene, tutti i luoghi del mondo frequentati dai turisti si assomigliano. È difficile coglierne l’essenza, è impossibile far finta di essere uno del posto, forse gli stessi abitanti del luogo non si sentono più tali, e alla fin fine, nonostante ci si trovi in un ambiente nuovo, niente è veramente cambiato.

E allora anche questa volta, lontani dalla ressa e dalle località alla moda, in una quasi sperduta tra le tante e bellissime valli austriache.

Certo, c’è anche il tempo di farsi una sciata. E c’è anche il tempo di fermarsi in un piccolo rifugio con pochi tavoli all’aperto per mangiare, scaldati dal sole, dei piatti semplici ma squisiti preparati con prodotti biologici.


Come questi fantastici kasnudeln carinziani, che altro non sono che dei grossi ravioli ripieni al formaggio, che ci sono stati serviti ricoperti di erbe e di fiori.

RAVIOLI CARINZIANI  – KASNUDELN


Ingredienti per quattro persone

per la pasta
250 g di farina 00
1 uovo
1 pizzico di sale
acqua tiepida q.b.

per il ripieno
250 g di formaggio tipo quark*
250 g di patate lesse
½ cipolla
1 spicchio d’aglio
1 mazzetto di cerfoglio
1 mazzetto di prezzemolo
tre o quattro foglie di menta
una noce di burro
2 pizzichi di sale sale

per il condimento
burro a piacere

*Il quark è un formaggio molto comune in Germania e in Austria (dove si chiama Topfen) e spesso viene utilizzato per la preparazione dei dolci; se non lo si trova si può sostituire con della ricotta addizionata con un cucchiaino di yogurt greco

Preparate la pasta amalgamando l’uovo alla farina e al sale e aggiungendo man mano tanta acqua quanto ne basterà per ottenere una pasta elastica, morbida ma che non appiccichi.
Fate riposare la pasta per un’ora circa e nel frattempo preparate il ripieno.
Tritate la cipolla e l’aglio finemente e fateli appassire nel burro.
Passate le patate nello schiacciapatate e amalgamatele al formaggio sbriciolato, all’insieme di aglio e cipolla, alle erbe tritate finemente e al sale.
Stendete la pasta non troppo sottile e ricavatene dei cerchi di circa otto centimetri di diametro. Posizionate in mezzo alla metà dei cerchi ottenuti una pallina formata con il ripieno e richiudete con gli altri cerchi premendo bene le estremità, facendo uscire l’aria per evitare che si aprano in cottura e formando sul bordo un cordoncino.
Cuocete in abbondante acqua salata per alcuni minuti a fuoco dolce.
Condite con burro fuso a piacere.

martedì 1 gennaio 2013

LA FESTA DE LU FOCU, ZOLLINO E IL PISELLO NANO



Il fuoco come simbolo del sole, mentre la terra dorme nel bel mezzo dell’inverno e il freddo è angustiante, riscalda e si presta a dar vita a riti propiziatori ed ancestrali.

Fuoco che sostenta lo spirito, combatte le piaghe, purifica le anime e tiene lontani gli esseri malefici.

Riti e credenze di origini antichissime che hanno come protagonista il fuoco e che sono associati al solstizio di inverno, per alcuni di origini pagane, per altri cristiane, ancora oggi sopravvivono in alcuni luoghi e si ripetono sempre uguali nel corso dei secoli. Così come succede in molti paesi salentini in occasione, come vuole la tradizione, della festa dedicata a Sant’Antonio Abate il 17 gennaio, quando il fuoco viene acceso sulla cima di grandi cataste di legna deposte nelle piazze principali per diventare in breve un enorme falò.

domenica 18 novembre 2012

QUICHE VEGETARIANA AL LOU BERGIER E UN’ESPERIENZA “PARTICOLARE”



Eccomi di ritorno a casa finalmente. E di ritorno pure sul web e al mio blog. Che, poverino, ha dovuto passare il suo compleanno senza festeggiamenti. Sì, perché il 13 novembre compiva il suo primo anno di vita, ma io ero troppo presa da altre cose per poterlo festeggiare degnamente.

Sono esausta e vi avviso: se a qualcuno mai dovesse passare per la testa di diventare notaio, è meglio che si prepari innanzitutto fisicamente e che solo dopo aver conseguito una resistenza fisica pari a quella di cui devono essere dotati i marines, solo allora si metta a studiare.

domenica 4 novembre 2012

BUZET (PINGUENTE) CITY OF TRUFFLES - CITTÀ DEI TARTUFI

 


Nel cuore dell’Istria, subito dopo aver varcato il confine tra Slovenia e Croazia, si trova Pinguente (in croato Buzet), la patria del tartufo istriano, tartufo bianco, paragonato da molti al tartufo bianco di Alba.

lunedì 10 settembre 2012

SAN SEBASTIAN E I PINTXOS



Sui pintxos mi sono fatta una mia personalissima idea, probabilmente anche molto discutibile. Invito quindi chiunque volesse farmi ricredere sul tema di farsi avanti, ne sarei felice.

L’opinione che mi sono fatta è molto semplice: i pintxos sono molto più belli da vedersi che da mangiarsi.

martedì 7 agosto 2012

BILBAO E LOS CHIPIRONES EN SU TINTA



Una delle scene più divertenti alle quali abbiamo assistito durante il nostro ultimo viaggio in Spagna, il mese scorso, è stata quella che ha visto come protagonista un cameriere di Bilbao nel tentativo di spiegare a due ragazze americane - le quali ovviamente non conoscevano nemmeno una parola di spagnolo - che cosa fosse quello che si ritrovavano nel piatto, ovvero i chipirones en su tinta.

lunedì 30 luglio 2012

LA RIOJA, IL VINO E LAS PATATAS ALIOLI



La Rioja è una delle più piccole comunità autonome della Spagna e si trova a sud dei Paesi Baschi. È attraversata dal fiume Ebro e da un suo affluente, il fiume Oja (in spagnolo rio Oja), dal quale prende il nome.

È una regione bellissima, ricca di contrasti e di colori. Lo sguardo di perde nelle sue valli, le sue pianure e le sue colline, nella sua terra color ocra spezzata dal verde intenso delle viti e dall'oro del grano maturo.

mercoledì 25 luglio 2012

SARAGOZZA, LA TORTILLA DI PATATE E LO SLOW TRAVEL



Quando si lascia Barcellona e la costa mediterranea per dirigersi verso l’interno, si abbandona quella parte di Spagna più cosmopolita, la Catalogna, vera e propria nazione nella nazione, per addentrarsi in Aragona, regione orgogliosamente castigliana ed ancorata alle tradizioni.

Il paesaggio cambia e si ha finalmente la sensazione di essere giunti nella Spagna del nostro immaginario, in un mondo fuori dal tempo, in cui si respira il passato.
 

Saragozza si trova un po’ al di fuori dalle solite rotte turistiche, situata quasi a metà strada tra Barcellona e Madrid è difficile sia capitarci per caso che andarci di proposito, proprio perché lontana dalle località più battute.

Il bello degli spostamenti in macchina è proprio questo. Lo scopo del viaggio non è raggiungere la meta bensì  il viaggio stesso, l’attraversare posti sconosciuti ai più, muoversi lentamente, aprire il finestrino e respirare la stessa aria che respira chi in quel posto ci vive. Fermarsi dove si sente un richiamo.

La sensazione è quella di afferrare quel qualcosa di essenziale che di solito sfugge al turista frettoloso, troppo intento a rimbalzare con l’aereo da un capo all’altro del mondo, con il senso di estraneità che accompagna chi di solito macina migliaia di chilometri in poche ore.

Io in un posto mi sento “arrivata” soltanto quando ho dovuto affrontare un percorso per giungerci.

Saragozza ha il suo fascino, con il suo fiume Ebro, i monumenti mudéjar - stile cristiano ma con elementi arabi - e la maestosa basilica barocca di Nuestra Señora del Pilar, sorta nel corso dei secoli attorno alla piccola cappella che nel 40 d.C. l’apostolo Giacomo fece costruire attorno al pilar (pilastro) dove si narra gli fosse apparsa la Vergine Maria e dove si possono ammirare alcuni affreschi del Goya.
 



Dalla vastissima Plaza del Pilar ci si addentra verso il centro della città e se i morsi della fame si fanno sentire si può fare una sosta in uno dei tanti locali che si trovano negli intricati vicoli di El Tubo, la zona che si trova tra Plaza del Pilar e Plaza de España, per concedersi un piccolo spuntino a base di montaditos annaffiandolo da una caña (birretta) ghiacciata.

I montaditos fanno parte del genere delle tapas e sono delle fettine di pane tipo baguette (o in alcuni casi dei veri paninetti) su cui vengono assemblati gli ingredienti più disparati.
Per un montadito spagnolo, che più spagnolo non si può, basta prendere una fettina di pane e piazzarci sopra un pezzo di tortilla de patatas.


La ricetta della tortilla di patate me la diede anni fa una signora di nome Meli (diminutivo di Melitina), castigliana fino al midollo, nata a Palencia e maestra in pensione, che era la proprietaria dell’appartamento in cui vivevo in affitto insieme alla mia amica Antonella e alle mie amiche spagnole Puri e Charo.

Perché per preparare una buona tortilla, mi disse, bisogna saperci fare.

TORTILLA DE PATATAS

Ingredienti
½ k di patate
1 cipolla
3 uova
abbondante olio
sale e pepe

Tagliate la cipolla a rondelle. Sbucciate le patate e tagliatele a fettine sottili ma non troppo, se no nella cottura si disfano completamente.

Versate in una padella abbondante olio extravergine d’oliva (almeno un dito), fatelo scaldare e versateci le patate e la cipolla.

Fate cuocere a fuoco vivace ma non troppo, il segreto è proprio questo, in modo tale che le patate e la cipolla cuociano quasi friggendo ma senza prendere colore. Fate cuocere fino a quando i pezzetti di patata cominceranno a disfarsi.

Togliete dalla padella le patate e la cipolla scolandole dall’olio in eccesso e fatele raffreddare.

Salate, pepate e aggiungeteci le uova. Ponete nuovamente sul fuoco la padella usata per la cottura delle verdure con un filo d’olio, fatela scaldare e versateci il composto. Fate cuocere come fosse una frittata, giratela aiutandovi con un coperchio e cuocete pure l’altro lato.

Se non la servite a fettine su un pezzo di pane, mettetela, come si fa di consueto, in un piatto rotondo e tagliata a cubetti.
 ****
Colgo l'occasione per ringraziare Ambra del blog Il Gattoghiotto e Claudia del blog VerdeCardamomo per  avermi assegnato la vittoria al loro bellissimo contest sull'Istria.

lunedì 16 luglio 2012

BARCELLONA E LAS CROQUETAS DE JAMÒN (LE CROCCHETTE DI PROSCIUTTO) UN PO’ INDIGESTE

Inizia oggi con questo post un capitolo dedicato alla Spagna, il paese che amo di più in assoluto dopo l’Italia e che mi ha ospitato per un periodo della mia vita. L’occasione nasce dal nostro ultimo viaggio (siamo appena tornati) che da Barcellona ci ha portato verso i Paesi Baschi attraversando l’Aragona, la Navarra, i vigneti della Rioja e che si è concluso a Pamplona all’inizio de la feria de San Fermin e dei famosi encierros.

Quando abbiamo organizzato questo viaggio e tutte le sue tappe, mai più avremmo immaginato che la nazionale di calcio italiana sarebbe arrivata a disputare la finale dei campionati di calcio europei. Che ci sarebbe arrivata la nazionale spagnola era abbastanza prevedibile ma l’Italia no, proprio no. E quindi mai più avremmo immaginato che ci saremmo ritrovati a dover guardare la finale Spagna-Italia proprio nella tana del nemico. Ma questo ha reso meno triste la sconfitta, perché almeno abbiamo potuto assistere ai festeggiamenti degli spagnoli su e giù per las ramblas (con un po’ di amarezza).




 E questa è la foto più romantica...bandiera matrimoniale!


La giornata era già iniziata un po’ storta. Pioggia a dirotto e noi intrappolati senza ombrello nella Sagrada Familia dopo aver fatto mezz’ora di coda per entrare (per fortuna ancora non aveva iniziato a piovere). Beh…devo ammettere, poteva capitarci un riparo peggiore.




E visto che la pioggia non ne voleva sapere di cessare, corsa verso la metro, tappa al Corte Inglès in Plaza Catalunya in cerca di un ombrello. Non l’avessimo mai fatto! Ci siamo trovati letteralmente catapultati nel girone infernale de las rebajas (i saldi) dal quale abbiamo faticato non poco, complice la pioggia battente, ad uscire. E mentre me ne stavo in coda alla cassa con il mio bottino (sigh!) le commesse, tra uno scontrino e l’altro, iper indaffarate, parlavano tutte del grande evento della serata, la finale. E una diceva a un’altra “Sai, a me il calcio non è che piaccia più di tanto. Ma una partita così chi se la può perdere. Me la devo vedere. Sono proprio curiosa di sapere come andrà a finire” e intanto mi guardava sorridendo, cercando una complicità che, non poteva saperlo, ovviamente non le potevo dare. E quando è arrivato il mio turno, insieme allo scontrino mi ha rifilato un buono sconto, spiegandomi che valeva solo in caso di vittoria della Spagna. Eh già…erano tutti proprio molto convinti…

A me non piace molto la folla e nonostante apprezzi da sempre il calcio e soprattutto gli eventi internazionali non amo molto le partite viste in piazza. Ma, in questo caso, data l’occasione particolare, ci sarebbe piaciuto vedere la finale su un maxi schermo all’aperto insieme agli spagnoli. Non è stato però possibile perché Barcellona è stata forse l’unica città in tutta la Spagna a non avere allestito alcun maxi schermo per l’evento. Cosa che ha scatenato non poche polemiche di natura politica tra la popolazione. Come se il prendere distacco dalla nazionale di calcio spagnola possa rappresentare una scelta di coerenza con il sentirsi catalani. Mah…certe cose non le capirò mai.

E allora abbiamo deciso di vedere la partita in uno dei tanti locali di Barcellona, anche se trovare un tavolo libero davanti allo schermo è stata un’impresa al limite dell’impossibile. Quando alla fine ci siamo riusciti la partita era già iniziata, l’unico tavolo decente era lontano dallo schermo e seminascosto da una colonna, nel tavolo accanto c’era una comitiva di ragazzi francesi (i quali ovviamente tifavano per gli spagnoli in maniera ancora più sfegatata degli spagnoli stessi tanto era il desiderio di veder perdere gli italiani), il cameriere continuava a ostruirci la visuale già precaria continuando a passarci davanti portando caraffe di sangria ai tavoli vicini e noi, davanti a due crocchette di prosciutto iberico (rimasteci per ovvi motivi altamente indigeste) siamo stati gli unici a non alzarci in piedi applaudendo e urlando ai gol degli spagnoli.


Ma ci siamo fatti talmente tante risate che quella serata ce la ricorderemo per tutta la vita.

Ci sarà invece rimasto particolarmente male questo camionista che abbiamo incontrato durante il viaggio di andata in autostrada e che aveva manifestato il suo particolare entusiasmo per la vittoria contro la Germania nella semifinale in questo simpatico modo.



Le crocchette in Spagna sono molto apprezzate e non mancano mai nei bares de tapas più tradizionali. Sono diverse dalle crocchette alle quali di solito siamo abituati in Italia, perché vengono fatte prendendo come base una besciamella abbastanza densa alla quale si aggiunge poi l’ingrediente principale, solitamente pollo, tonno, baccalà o prosciutto crudo.

 
 
CROQUETAS DE JAMÒN IBERICO (CROCCHETTE DI PROSCIUTTO CRUDO)


Ingredienti per otto crocchette

50 g di burro
4 cucchiai di farina
¾ di tazza di latte
150 g di prosciutto crudo abbastanza stagionato e tagliato in fette spesse
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
noce moscata
sale e pepe
1 uovo
pangrattato
olio per friggere

Preparate la besciamella. Fate sciogliere il burro in un pentolino, aggiungete la farina e fatela cuocere per due o tre minuti fino a quando comincerà a dorare quindi aggiungete il latte precedentemente riscaldato e portate a bollore mescolando. Spegnete il fuoco, salate, pepate e aggiungete un pizzico di noce moscata grattugiata. Aggiungete quindi il prosciutto crudo tagliato a cubetti piccoli e il prezzemolo e fate raffreddare il composto, quindi riponetelo in frigo per un paio d’ore.

Prendete il composto e formate le crocchette bagnandovi le mani. Passatele nell’uovo sbattuto e poi nel pane grattato e poi riponetele nuovamente in frigo per un’altra ora. Questa operazione servirà per non farle aprire durante la frittura.

Friggete le crocchette in abbondante olio caldo fino a che diventeranno dorate.

sabato 23 giugno 2012

LUSSINO



L’Istria è subito lì, a due passi da Trieste, anzi, proprio là dove finisce Trieste inizia questa magica penisola, ricca di natura, lambita da un mare talmente cristallino che non pare nemmeno possa essere il nostro Adriatico, quello dai bassi e limacciosi fondali sabbiosi al quale siamo abituati.

Quando ero ragazzina, alla fine degli anni ottanta, poco prima della caduta della ex Jugoslavia, varcare quel confine significava essere catapultati in un altro mondo e in un altro tempo.
Ma la sensazione dalla quale si era assaliti allora è la stessa che si prova anche oggi, nonostante tante, tantissime cose siano cambiate.
Lo sguardo si perde: i campi, gli ulivi, le viti, il mare, il contadino e il pescatore, tutto infondeva e continua a infondere quella serenità che solo il legame primordiale con la natura incontaminata riesce a regalare.

Al largo delle coste dell’Istria si trovano le isole di Cherso e Lussino, talmente vicine da essere collegate l’una all’altra da un piccolo ponte.
Fanno parte delle isole Apsirtidi (insieme a una trentina di altre piccolissime isole, qualcuna soltanto uno scoglio) e il mito collegato alla loro nascita racconta una storia tragica.

Eete era il re della Colchide e possedeva il vello d’oro. Giasone se ne impossessa con l’aiuto della figlia del re Medea, che innamorata di Giasone decide di scappare con lui e con i suoi argonauti. Apsirto, figlio di Eete e fratello di Medea li insegue e li raggiunge ma viene preso grazie a un agguato che gli tende Giasone con l’aiuto della sorella Medea e viene ucciso e fatto a pezzi. Medea getta in mare i pezzi sanguinanti del fratello e da essi nascono le isole Apsirtidi.

Questa leggenda mal si addice alla pace e alla tranquillità che regna sovrana nei colorati paesini sul mare. Eppure ci sono scorci di natura aspra, scogliere a picco sul mare, distese di pietra bianca calcarea, che a volte possono far sorgere una certa inquietudine.


Lo scorso fine settimana eravamo là. I primi giorni di mare, talmente azzurro e trasparente che sembra quello delle Maldive. 
E ci siamo ritemprati: sole, mare, natura e tanto pesce.




Sardine alla griglia in riva al mare sull'isola di Susak (foto sopra) vicino a Lussino, tutta sabbia e canne, piccolissima, strade sterrate, nemmeno una macchina.

E questo è lo spettacolo al quale abbiamo assistito tornando a Lussino con la barca. Uno dei branchi di delfini che popolano le acque dell'isola. Un'emozione incredibile. Bastava allungare la mano per toccarli.
Peccato soltanto che mi hanno preso alla sprovvista e non sono riuscita ad organizzarmi per fare delle foto migliori.







Il giorno dopo pranzo leggero sul molo. Attenzione quando ci si alza dalla sedia. Si rischia il tuffo...


E questo era un giovane gabbiano che faceva finta di passeggiare in zona ma che aspirava a qualcosa di ben preciso...


...le nostre cozze alla busara!


E alla sera, nel porticciolo di Lussingrande, la più buona grigliata di pesce del mondo! Si vede quanto erano grandi gli scampi?



I pljukanci sono una pasta tipica istriana e vengono fatti con acqua e farina e a volte con l’aggiunta di uova. La loro tipica forma la si ottiene sfregando piccoli pezzi di impasto tra i palmi delle mani. Si accompagnano perfettamente con condimenti a base di pesce.



La busara (buzara in croato) è un modo di cucinare il pesce, soprattutto i crostacei e in particolar modo gli scampi, di cui è ricco il Quarnero, quel braccio di mare che separa la costa istriana dalle isole di Cherso e Lussino.

Si prepara con cipolla, aglio, pomodoro e prezzemolo, composto nel quale viene poi cotto il pesce. Una sorta di zuppetta un po’ densa in quanto quasi sempre viene aggiunto del pane grattugiato e dal gusto un po’ diverso rispetto alle nostre perché spesso fatta con il concentrato di pomodoro.

Per condire i nostri pljukanci ho pensato ad una busara di cozze arricchita da zeste di limone.


Ingredienti per quattro persone

per la pasta
350 g di farina di semola di grano duro
acqua
sale

per la busara di cozze
1 k di cozze
1 spicchio d’aglio
1 cipolla piccola
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
1 cucchiaio di pane grattugiato
prezzemolo
scorza di limone
olio

Preparate la pasta mescolando la farina con un pizzico di sale e dell’acqua tiepida fino a formare un composto sodo ed elastico. Lasciate riposare la pasta per un quarto d’ora quindi formate i pljukanci prendendo piccoli pezzi di impasto e sfregandoli tra i palmi delle mani.

Preparate il sugo. In una pentola fate leggermente appassire l’aglio, la cipolla e il prezzemolo tritati finemente. Quindi unite le cozze ben pulite, incoperchiate e fate cuocere le cozze a fuoco vivio fino a quando si saranno aperti i gusci.

Togliete le cozze dal tegame e versate nell’acqua che avranno rilasciato il concentrato di pomodoro e fate sobbollire un paio di minuti quindi spegnete il fuoco e aggiungete il pane grattugiato.
Sgusciate le cozze, tenendo da parte qualche guscio per la guarnizione del piatto, e rimettetele nel tegame insieme al sughetto.


Nel frattempo cuocete la pasta in abbondante acqua (salate poco l’acqua o non salatela affatto perché l’acqua rilasciata dalle cozze è già molto salata) e conditela con il sugo e una spolverata leggera di scorza di limone grattata.

Con questa ricetta partecipo al contest di Ambra e Caludia e dell'Ente Turismo Istria , I love Istria.