Ultimamente mi capita sempre più
spesso di chiedermi quanto sia ancora rilevante la sostanza rispetto alla
forma. E quanto incida la velocità dei giorni nostri sull’importanza che si dà
alla forma a discapito di quella che si riserva alla sostanza. In tutti i
campi. Un discorso, un film, un libro, un oggetto. Ma anche una ricetta. O
addirittura una persona.
C’è ancora qualcuno che ha voglia
o tempo o capacità per andare al di là di quello che vede? Per andare più a
fondo e capire se quello che ha davanti o tra le mani vale di più o di meno di
quello che sembra?
Perché è più facile, immensamente
più facile, soprattutto al giorno d’oggi, in cui manca sempre il tempo per
tutto e si tende a privilegiare la quantità rispetto alla qualità, fermarsi al
primo sguardo per giudicare qualcosa o qualcuno. Invece, per capire se al di là
della forma c’è anche una sostanza è necessario avere più tempo, fare più
fatica, esercitare uno sforzo decisamente maggiore rispetto a quello che
richiede un semplice sguardo. E si finisce con il non saper più distinguere il
bello dal buono. Ciò che è bello sarà per forza anche buono. E si ritorna a un
concetto antico, καλóς και αγαθóς, la fusione dell’etica e dell’estetica per
cui ciò che è bello deve necessariamente essere anche buono.