Quando ormai poco più di un anno
fa intrapresi l’avventura di questo blog, perché di vera e propria avventura
trattasi, per descrivere me stessa e il tipo di cucina che mi rappresenta, senza
pensarci troppo scrissi in poche parole che, essendo originaria di varie parti
d’Italia, essendo nata nell’estremo occidente italiano, vivendo nell’estremo
oriente e avendo sposato un salentino, la mia cucina poteva essere definita come
italianfusion. Probabilmente chi non mi conosce avrà pensato che mi stavo prendendo un po' troppo sul
serio. In realtà mi piace giocare (anche se non sempre si capisce e questo è
forse un po’ un mio problema) e la mia definizione voleva scimmiottare in
maniera scherzosa la moda attuale di appioppare a qualsiasi tipo di cucina l’appellativo
di fusion.
Tutto ciò per dire che quella
definizione, messa là un po’ per gioco, voleva solo significare l’importanza
che la cucina ha per me nella ricerca delle mie radici.
Ci sono regioni e posti in Italia
che conosco molto bene, perché ci ho vissuto, perché ci vivo, perché ci
vivevano i miei nonni, o i miei genitori, o mio marito. E cucinare per me
significa unire tutti questi posti l’uno all’altro per ricercare forse un
po’ me stessa, quale prodotto di tutte queste terre, vicine geograficamente ma culturalmente
e storicamente a volte tra loro lontanissime. Perché la cucina è forse un po’
anche autoanalisi, non credo di dire una cosa nuova, ma considerandola un’arte,
come tutte le forme di arte credo che sia un mezzo attraverso il quale
esprimersi e quindi conoscere più a fondo se stessi.
Perché l’emmetichallenge non è un
semplice contest. E non ci sono imitazioni che tengano.
Qui non si tratta di affibbiare
un premio a una ricetta carina, magari colorata e trendy, rappresentata
da una bella foto e dall'elegante mise
en place.
Qui si tratta di cucinare, cucinare veramente, di andare a fondo nella ricerca delle nostre tradizioni
culinarie.
Qui, quando si fa una cosa, la si
fa per bene, con tutti i crismi. E se si fa
il gelato, gelato
sia, ma quello vero. Stesso discorso vale per
la Pasqualina, per
le arancine,
etc. etc..
Certo si gioca anche, però non troppo, perché la cucina è anche cosa seria, molto più di quanto tanti pensano.