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domenica 8 dicembre 2013

JUDIONES DE LA GRANJA



Una delle cose belle di avere un blog, che sia di food o altro, credo che sia quella di avere la possibilità di confrontarti con altre persone che hanno la tua stessa passione. Si creano così legami inaspettati sulla base di scambi costanti di idee, esperienze, pareri. In quest’ottica mi ha fatto un piacere enorme che Francy, del blog Burro e Zucchero abbia fatto affidamento su di me per proporre la ricetta della paella nell’ambito dell’Abbecedario europeo. Si è fidata di me e della mia ricetta e questo mi ha fatto un piacere enorme.

Non potevo quindi non partecipare anch'io, a maggior ragione in quanto si parla di cucina spagnola, che io adoro. E anche se, causa periodo incasinatissimo, arrivo in extremis, eccomi qui a proporre una ricetta particolarissima, che mi ricorda il nostro ultimo viaggio in Spagna, nel luglio dell’estate scorsa, che da Barcellona ci ha portati sino alla Castilla y León, per poi scendere nella Castilla la Mancha dove abbiamo soggiornato nel paese di Dulcinea, l’amore di Don Chisciotte, per poi giungere a Valencia dove ci siamo fermati un paio di giorni.

Come sa bene chi come me è appassionato di cibo e alimentazione, è facile che alla fine di un viaggio si ritorni a casa con qualche prodotto tipico dei luoghi visitati. Lo so, può sembrare strano, alla fine di questo ultimo viaggio, uno dei pacchi più preziosi portati a casa è stato un sacchetto di fagioli :)

martedì 1 gennaio 2013

LA FESTA DE LU FOCU, ZOLLINO E IL PISELLO NANO



Il fuoco come simbolo del sole, mentre la terra dorme nel bel mezzo dell’inverno e il freddo è angustiante, riscalda e si presta a dar vita a riti propiziatori ed ancestrali.

Fuoco che sostenta lo spirito, combatte le piaghe, purifica le anime e tiene lontani gli esseri malefici.

Riti e credenze di origini antichissime che hanno come protagonista il fuoco e che sono associati al solstizio di inverno, per alcuni di origini pagane, per altri cristiane, ancora oggi sopravvivono in alcuni luoghi e si ripetono sempre uguali nel corso dei secoli. Così come succede in molti paesi salentini in occasione, come vuole la tradizione, della festa dedicata a Sant’Antonio Abate il 17 gennaio, quando il fuoco viene acceso sulla cima di grandi cataste di legna deposte nelle piazze principali per diventare in breve un enorme falò.

domenica 13 maggio 2012

MINESTRA DI BOBICI CON FILETTI DI SGOMBRO



Premetto subito una cosa. Non sono istriana. E nemmeno triestina. Né di nascita né di origine. Però vivo a Trieste da una vita e ormai la considero un po’ la mia città d’adozione.

Non mi sono mai troppo interrogata sul mio attaccamento a questa strana città, che per la verità ho sempre guardato con occhi distaccati, come fossi una turista.

Mi sono quindi stupita molto della mia reazione quando, leggendo del contest di  AmbraClaudia sull’Istria, ho sentito che si stava toccando un argomento che mi riguardava, quasi si stesse parlando di una cosa mia.

Al punto di sentire di dovere assolutamente intervenire per dire la mia su argomenti come i bruscandoli, le fritole e di puntualizzare, in modo fin troppo puntiglioso, lo riconosco, che il vino Terrano è un vino del carso triestino e non un vino istriano-croato.

Chi vive da queste parti sa bene cosa significhi parlare dell’Istria, a quali pericoli si può andare incontro e quali e quante sensibilità si possano urtare.

E allora voglio descriverla con le parole di una giornalista e scrittrice istriana, Anna Maria Mori, nata a Pola quando era ancora una città italiana e che come tanti altri ha dovuto abbandonare la sua terra.