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sabato 23 giugno 2012

LUSSINO



L’Istria è subito lì, a due passi da Trieste, anzi, proprio là dove finisce Trieste inizia questa magica penisola, ricca di natura, lambita da un mare talmente cristallino che non pare nemmeno possa essere il nostro Adriatico, quello dai bassi e limacciosi fondali sabbiosi al quale siamo abituati.

Quando ero ragazzina, alla fine degli anni ottanta, poco prima della caduta della ex Jugoslavia, varcare quel confine significava essere catapultati in un altro mondo e in un altro tempo.
Ma la sensazione dalla quale si era assaliti allora è la stessa che si prova anche oggi, nonostante tante, tantissime cose siano cambiate.
Lo sguardo si perde: i campi, gli ulivi, le viti, il mare, il contadino e il pescatore, tutto infondeva e continua a infondere quella serenità che solo il legame primordiale con la natura incontaminata riesce a regalare.

Al largo delle coste dell’Istria si trovano le isole di Cherso e Lussino, talmente vicine da essere collegate l’una all’altra da un piccolo ponte.
Fanno parte delle isole Apsirtidi (insieme a una trentina di altre piccolissime isole, qualcuna soltanto uno scoglio) e il mito collegato alla loro nascita racconta una storia tragica.

Eete era il re della Colchide e possedeva il vello d’oro. Giasone se ne impossessa con l’aiuto della figlia del re Medea, che innamorata di Giasone decide di scappare con lui e con i suoi argonauti. Apsirto, figlio di Eete e fratello di Medea li insegue e li raggiunge ma viene preso grazie a un agguato che gli tende Giasone con l’aiuto della sorella Medea e viene ucciso e fatto a pezzi. Medea getta in mare i pezzi sanguinanti del fratello e da essi nascono le isole Apsirtidi.

Questa leggenda mal si addice alla pace e alla tranquillità che regna sovrana nei colorati paesini sul mare. Eppure ci sono scorci di natura aspra, scogliere a picco sul mare, distese di pietra bianca calcarea, che a volte possono far sorgere una certa inquietudine.


Lo scorso fine settimana eravamo là. I primi giorni di mare, talmente azzurro e trasparente che sembra quello delle Maldive. 
E ci siamo ritemprati: sole, mare, natura e tanto pesce.




Sardine alla griglia in riva al mare sull'isola di Susak (foto sopra) vicino a Lussino, tutta sabbia e canne, piccolissima, strade sterrate, nemmeno una macchina.

E questo è lo spettacolo al quale abbiamo assistito tornando a Lussino con la barca. Uno dei branchi di delfini che popolano le acque dell'isola. Un'emozione incredibile. Bastava allungare la mano per toccarli.
Peccato soltanto che mi hanno preso alla sprovvista e non sono riuscita ad organizzarmi per fare delle foto migliori.







Il giorno dopo pranzo leggero sul molo. Attenzione quando ci si alza dalla sedia. Si rischia il tuffo...


E questo era un giovane gabbiano che faceva finta di passeggiare in zona ma che aspirava a qualcosa di ben preciso...


...le nostre cozze alla busara!


E alla sera, nel porticciolo di Lussingrande, la più buona grigliata di pesce del mondo! Si vede quanto erano grandi gli scampi?



I pljukanci sono una pasta tipica istriana e vengono fatti con acqua e farina e a volte con l’aggiunta di uova. La loro tipica forma la si ottiene sfregando piccoli pezzi di impasto tra i palmi delle mani. Si accompagnano perfettamente con condimenti a base di pesce.



La busara (buzara in croato) è un modo di cucinare il pesce, soprattutto i crostacei e in particolar modo gli scampi, di cui è ricco il Quarnero, quel braccio di mare che separa la costa istriana dalle isole di Cherso e Lussino.

Si prepara con cipolla, aglio, pomodoro e prezzemolo, composto nel quale viene poi cotto il pesce. Una sorta di zuppetta un po’ densa in quanto quasi sempre viene aggiunto del pane grattugiato e dal gusto un po’ diverso rispetto alle nostre perché spesso fatta con il concentrato di pomodoro.

Per condire i nostri pljukanci ho pensato ad una busara di cozze arricchita da zeste di limone.


Ingredienti per quattro persone

per la pasta
350 g di farina di semola di grano duro
acqua
sale

per la busara di cozze
1 k di cozze
1 spicchio d’aglio
1 cipolla piccola
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
1 cucchiaio di pane grattugiato
prezzemolo
scorza di limone
olio

Preparate la pasta mescolando la farina con un pizzico di sale e dell’acqua tiepida fino a formare un composto sodo ed elastico. Lasciate riposare la pasta per un quarto d’ora quindi formate i pljukanci prendendo piccoli pezzi di impasto e sfregandoli tra i palmi delle mani.

Preparate il sugo. In una pentola fate leggermente appassire l’aglio, la cipolla e il prezzemolo tritati finemente. Quindi unite le cozze ben pulite, incoperchiate e fate cuocere le cozze a fuoco vivio fino a quando si saranno aperti i gusci.

Togliete le cozze dal tegame e versate nell’acqua che avranno rilasciato il concentrato di pomodoro e fate sobbollire un paio di minuti quindi spegnete il fuoco e aggiungete il pane grattugiato.
Sgusciate le cozze, tenendo da parte qualche guscio per la guarnizione del piatto, e rimettetele nel tegame insieme al sughetto.


Nel frattempo cuocete la pasta in abbondante acqua (salate poco l’acqua o non salatela affatto perché l’acqua rilasciata dalle cozze è già molto salata) e conditela con il sugo e una spolverata leggera di scorza di limone grattata.

Con questa ricetta partecipo al contest di Ambra e Caludia e dell'Ente Turismo Istria , I love Istria.




sabato 25 febbraio 2012

GNOCCHI GIALLO ZAFFERANO ALLA BUSARA



Quando ho pensato a una ricetta per il contest oro zafferano di essenza in cucina, mi sono venuti subito in mente, non so perché, gli gnocchi.

Ho quindi pensato a un condimento che potesse sposarsi bene sia con il sapore delicato degli gnocchi, sia con lo zafferano. E mi sono venuti in mente gli scampi.

Quando si parla di busara a Trieste si parla di scampi. La busara infatti è una ricetta istriano-dalmata, ma ormai da tempo anche triestina, che altro non è se non un modo magnifico per cucinare questi fantastici crostacei.
Normalmente gli scampi alla busara vengono gustati da soli con il loro fantastico sughetto, altre volte sono utilizzati per condire la pasta.

Gnocchi di patate, zafferano, scampi, busara. Niente male davvero.



Ingredienti per quattro persone
3 patate
farina 00 q.b.
400 g di scampi
5 pomodorini
1/2 cipolla
1/2 spicchio d’aglio
1/2 bicchiere di vino bianco
1 bustina di zafferano in polvere
olio, sale

Preparate gli gnocchi di patate mescolando le patate bollite con la buccia e passate allo schiaccia patate insieme a un pizzico di sale e alla farina, tanto quanto ne basta per ottenere un composto sodo, senza però lavorare troppo l’impasto.

Preparate la busara. Tritate la cipolla e l’aglio e fateli appassire in una padella con un po’ d’olio.
Adagiate gli scampi nella padella, salateli e cuoceteli con il coperchio a fuoco dolce per dieci minuti.


Togliete gli scampi dalla padella e metteteli da parte.

Versate il vino nella padella nel sughetto che hanno lasciato gli scampi e fatelo evaporare quasi tutto.

Aggiungete i pomodori tagliati a cubetti e fate cuocere per dieci minuti.

Nel frattempo sgusciate gli scampi (lasciandone intero qualcuno), tagliateli a pezzetti e aggiungeteli al sugo.

Cuocete gli gnocchi in acqua bollente salata. Scolateli man mano non appena vengono a galla e metteteli nella padella insieme al sugo con un po’ della loro acqua di cottura e la bustina di zafferano.
Mescolate bene tutto. Servite adagiando in ciascun piatto uno scampo intero.