domenica 21 settembre 2014

SUSHI DI DENTICE, CAROTE E ZUCCHINE CON PASTA DI RAFANO E ARANCIA CANDITA





Difficile farsi conoscere nella vita di tutti i giorni. Molto più difficile farsi conoscere attraverso il web. Dove tutto è troppo veloce e il contatto è fatto solo di parole senza suoni né odori. E di parole a volte ne bastano due, messe lì per caso, per essere fraintesi. E poi non c’è tempo per approfondire, per capire…

Eppure è possibile stringere delle amicizie. Me ne sto rendendo conto ultimamente, attraverso l’affetto e la stima che ho ricevuto da care amiche conosciute grazie a questo blog. Mi hanno riempito di parole bellissime e mi hanno fatto commuovere. 

L’MTC ha un ruolo fondamentale in tutto ciò, mi rendo conto sempre più che è come una grande famiglia, fatta di persone che sono accomunate non solo dalla stessa passione per il cibo e per la cucina, ma anche dallo stesso spirito e dallo stesso modo di prendere la vita.
Qualcuno, qualche tempo fa, ha raccontato di gite scolastiche e di quelli che stavano seduti in fondo al pullman a cantare e a fare le imitazioni dei professori. Io, che ero una di quelli, ho trovato il paragone con i partecipanti all’mtc molto efficace e mi ha fatto riflettere sul fatto che questo gioco mi ha consentito di riappropriarmi di quello spirito di gruppo da scuola superiore che pensavo perduto per sempre.

E forse è proprio per questo entusiasmo che trovo ogni volta il coraggio per buttarmi a capofitto in una nuova ricetta, facendo spesso dei salti mortali nel vuoto. Come in questa occasione. In cui, non so nemmeno io come, ho pensato bene di affrontare un mostro sacro come la cucina giapponese.

Spero che Acquaviva mi perdonerà, in fondo è tutta colpa sua. Mi ha dato il la e io sono partita, non ho riflettuto molto. Ciò non significa che non mi sia resa conto del rischio che correvo. La cucina giapponese è fatta di sacralità, ma in fin dei conti qualsiasi cucina lo è se si riflette bene sul significato del cibo, sull’origine delle ricette, sulla storia dei piatti, sui legami che vari alimenti possono avere in giro per il mondo. Insomma, anche se mi sono fatta trasportare lontano non ho preso alla leggera ciò che stavo facendo.

Ho reinterpretato a modo mio il sushi e ho cercato di farlo con molta umiltà. Ho fatto degli uramaki, che sono quei rotolini fatti con l’alga nori ma con il riso all’esterno. Ho usato del riso originario facendo uno leggero strato esterno con del riso ermes integrale 100% italiano (anzi, colgo l’occasione per ringraziare Ecorì che me lo ha fornito, ci saranno occasioni in futuro per parlarne in maniera più approfondita) che ha conferito ai maki una consistenza diversa. Il riso originario è stato cotto per assorbimento, come illustrato da Acquaviva, in un brodo preparato con una carota, del porro e del pepe di Sichuan, condito successivamente con del succo d’arancia e dell’aceto di riso. Il riso ermes invece è stato fatto cuocere esclusivamente con dell’acqua perché volevo che mantenesse integro tutto il suo sapore. All’interno dei maki ho messo del dentice crudo, insieme a carote, zucchine, una strisciolina di porro e dei semi di papavero. E all’interno ho inserito un leggero strato di una pasta ideata per sostituire il wasabi, preparata con un pezzo della carota utilizzata per fare il brodo, un pezzo di rafano crudo (da cotto perderebbe tutto il suo sapore e la sua piccantezza) e delle scorze di arancia che ho fatto prima candire per dare una nota di dolcezza, il tutto tritato finemente. Infine, per accompagnare i maki ho pensato a una salsa fatta con succo d’arancia e soia in cui stemperare un po’ della pasta di rafano, carote e scorza d’arancia.
E poi, già che c’ero, con gli stessi ingredienti ho fatto anche dei futomaki o hosomaki, non so, dovrebbe essere una questione di dimensioni anche se entrambi hanno l’alga nori all’esterno e pure dei nigiri con il dentice.
Per quanto riguarda il pesce, ho utilizzato un dentice rosso freschissimo, ho preso quello che c’era di meglio in pescheria. Nonostante fosse davvero molto fresco, per scongiurare il pericolo dell’anisakis (che dovrebbe insorgere solo se il pesce è stato pescato da un po’) l’ho pulito, sfilettato e tenuto nel congelatore per una settimana prima di utilizzarlo.


SUSHI DI DENTICE, CAROTE E ZUCCHINE
CON PASTA DI RAFANO E ARANCIA CANDITA
 


Ingredienti per una trentina di pezzi tra maki e nigiri

per il riso
250 g di riso originario
30 g di riso ermes
1 carota
½ porro
1 cucchiaino di pepe di Sichuan
4 cucchiai di succo d’arancia
1 cucchiaio di aceto di riso
½ cucchiaino di sale

per la pasta di rafano, carote e arancia candita
40 g della carota utilizzata per cuocere il riso
10 g di rafano sbucciato e pulito
3 striscioline di scorza d’arancia candita
zucchero (per candire la scorza d’arancia)

per il ripieno
1 dentice (io ho utilizzato un dentice rosso) di circa 300-400 g eviscerato, sfilettato e privato della pelle
1 zucchina
1 carota
un pezzettino di porro tagliato per la lunghezza
una spolverata di semi di papavero
3 fogli di alga nori tagliati a metà

per accompagnare
salsa di soia leggera
succo d’arancia
pasta al rafano

Preparate il riso.
Cuocete il riso ermes. Mettetelo in una pentola con una quantità di acqua pari al doppio del suo volume. Portate a ebollizione, quindi incoperchiate e fate cuocere a fuoco lento per circa mezz’ora. Una volta cotto, trasferitelo in una ciotola e fatelo raffreddare.

In una pentola mettete ½ litro d’acqua, una carota, ½ porro e portate ad ebollizione. Fate bollire cinque minuti quindi spegnete il fuoco, aggiungete il pepe di Sichuan pestato e fate raffreddare.

Nel frattempo procedete con la preparazione del riso originario. In corsivo le dettagliate spiegazioni di Acquaviva.
Versare il riso in una ciotola capace, coprire con circa il doppio di acqua fredda e “sprimacciarlo” tra le dita e roteandolo nell'acqua e massaggiandolo per circa un minuto, fino a che l’acqua risulta praticamente bianca. Versare in un colino, sciacquare sotto un getto gentile di acqua corrente, rimettere il riso nella ciotola lavata e ripetere lo stesso procedimento per altre tre o quattro volte, fino a che l’acqua è chiara.
Versare di nuovo il riso sciacquato nella ciotola lavata, riempire con abbondante acqua, che dovrebbe a questo punto rimanere limpida, e lasciar riposare il riso a mollo dai 20 ai 40 minuti: Scolare e sciacquare di nuovo bene il riso, versarlo in una pentola di acciaio dal fondo spesso (oppure in un tegame di terracotta smaltata giapponese) proporzionata alla quantità di riso.

Aquesto punto, versate sopra al riso il brodo precedentemente preparato e fatto raffreddare in una quantità pari al volume del riso o poco più (che superi il riso di circa 2 centimetri).

Quando l’acqua bolle coprire la pentola con un coperchio pesante, meglio se avvolto in un panno in modo che il tegame sia quasi sigillato ed il telo assorba le gocce di vapore ed eviti che ricadano sul riso dal coperchio), abbassare la fiamma e lasciar cuocere senza mai aprire per 10 minuti. Se si usa riso integrale va cotto 25/30 minuti.
Spegnere e, sempre senza aprire, lasciar riposare per altri 10 minuti. Quando si scoperchia il riso deve risultare morbido e lucido.

In un pentolino fate scaldare velocemente l’aceto di riso con il sale, fate sciogliere bene e fatelo raffreddare, quindi unitelo al succo d’arancia.
Appena il riso è cotto, trasferitelo su un piano di legno o in una grande ciotola dal fondo piatto e versatevi sopra il succo d’arancia e l’aceto di riso e con un cucchiaio di legno a spatola bagnato mescolate il riso dal basso verso l’alto e dai lati verso il centro con grande delicatezza, fino a che il riso si è quasi totalmente raffreddato, si è profumato in modo uniforme ed i chicchi sono lucidi.

Aiuta a raffreddare eseguire l'operazione all'aperto oppure puntare sul riso l’aria fredda di un phon. Tenere il riso coperto con un panno umido perché il su-meshi (riso condito) non si asciughi.

Preparate la pasta di rafano, carote e arancia candita.
Prendete la buccia di ½ arancia non trattata, lavatela e tagliatela a striscioline di circa ½ centimetro di larghezza. Mettetele in un pentolino coperte d’acqua e portate a ebollizione. Scolatele e ripetete l’operazione per tre volte. Mettetele quindi in un pentolino con la stessa quantità di acqua e di zucchero. Fate cuocere a fuoco lento e toglietele quando il liquido si sarà consumato ma poco prima che lo zucchero cominci a caramellare. Fatele scolare su una gratella e fatele raffreddare.
Tritate molto finemente il rafano, la carota e tre striscioline di arancia candita e mettete da parte la pasta così ottenuta.


Preparate il ripieno per i maki.
Prendete i filetti di dentice. Dalla parte più spessa ricavate delle fettine sottili e di circa 3 centimetri per 5 che vi serviranno per i nigiri. Dal resto dei filetti ricavate delle striscioline spesse circa 1 centimetro che vi serviranno per i maki.
Pulite e tagliate la carota in strisce lunghe e dello spessore di circa un centimetro.
Pulite e lavate le zucchine, eliminate la parte bianca centrale e tagliate la parte verde in strisce lunghe e dello spessore di circa un centimetro.
Sbollentate velocemente le strisce di carota e di zucchina in acqua bollente per un paio di minuti in modo tale da ammorbidirle un po’ ma lasciandole “croccanti”.
Pulite e lavate il porro, tagliatelo in striscioline lunghe e sottilissime.


Preparate gli uramaki.
Stendete un foglio di alga nori con la parte lucida verso il basso sull’apposito tappetino di bambù per sushi il makisu. Bagnatevi le mani con un po’ d’acqua e aceto di riso prima di prelevare il riso per fare in modo che non si appiccichi alle mani. Stendete il riso originario sull’alga nori facendo uno strato uniforme, premendo un po’ per compattare il riso ma non troppo. Disponete un po’ di chicchi di riso ermes sul riso originario. Capovolgete il foglio di alga nori sul tappetino di bambù. Io mi sono aiutata con un foglio di pellicola che ho appoggiato sul tappetino prima di girare il foglio di alga, in modo tale che il riso rimanesse a contatto con la pellicola. Spalmate sull’alga nori un po’ di pasta di rafano, carote ed arancia candita e disponete sopra di essa nel centro e per il lato lungo una striscia di carota, una striscia di zucchina, una strisciolina di porro e una striscia di pesce. Spolverate con un pizzico di semi di papavero e con l’aiuto del tappetino di bambù arrotolate il tutto.

Tagliate i maki con un coltello molto affilato che dovrete pulire e bagnare prima di ogni taglio. Tagliate il rotolo prima a metà, poi affiancate le due metà e tagliatele in tre o quattro pezzi, in maniera tale da ricavare dei rotolini dell’altezza di circa 2,5 centimetri. A mano a mano che procedete conservate i maki in frigo.



Preparate i futomaki.
Stendete il foglio di alga nori sul tappetino di bambù con la parte lucida verso il basso. Disponete il riso come per gli uramaki sull’alga, facendo attenzione a lasciare scoperto uno dei lati lunghi dell’alga per circa 1,5 centimetri. Spalmate sul riso un po’ di pasta al rafano. Adagiate al centro per il lato lungo una striscia di carota, una di zucchina, una di porro e una di pesce. Aiutandovi con il tappetino di bambù arrotolate il tutto. Tagliate i maki con un coltello molto affilato che dovrete pulire e bagnare prima di ogni taglio. Tagliate il rotolo prima a metà, poi affiancate le due metà e tagliatele in tre o quattro pezzi, in maniera tale da ricavare dei rotolini dell’altezza di circa 2,5 centimetri. A mano a mano che procedete conservate i maki in frigo.



Preparate i nigiri sushi.
Prelevate una quantità di circa due cucchiai di riso, sempre bagnandovi le mani, e formate la classica forma del nigiri, compattandolo tra le mani. Per la loro preparazione c’è tutta un’arte (ma come anche per i maki), ci sono persone che studiano anni per poter apprendere la tecnica esatta, dare la giusta compattezza al riso, che non si deve sfaldare quando lo si prende con le bacchette ma nemmeno essere troppo compatto, oltre al fatto che deve avere una forma perfetta. Io, ovviamente, ho fatto quello che ho potuto :)
Spalmate un velo di pasta al rafano sul riso e adagiatevi sopra una fettina di pesce.



Per completare.
Mescolate il succo d’arancia e la salsa di soia a piacere e servite la salsa ottenuta in ciotoline individuali accompagnando il sushi con un po’ di pasta di rafano da stemperare all’interno.


Con questa ricetta partecipo all'MTChallenge n.41, con il riso di Acquaviva Scorre.


 



47 commenti:

  1. Questo post, nella ricetta in primis, nell'esecuzione della stessa e nella descrizione di quello che ti ha dato MTC, è uno spettacolo...di uelli da biglietto in prima fila, per intenderci! No sai cos'avrei dato io per riuscire a trovare il rafano qui da noi, solo solo per utilizzare la grattuggina adatta a gratuggiarlo! Caspita MAri.... hai una concezione degli equilibri delle consistenze e degli ingredienti che ti invidio troppo

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    1. Ma sul serio non si trova il rafano da voi? E hai pure la grattugina, mannaggia :) Ultimamente lo sto scoprendo con il pesce, anche se qui il suo abbinamento classico è con il prosciutto cotto.
      Grazie mille care, un bacione!

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  2. I mie complimenti... esecuzione perfetta!!!!

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  3. Sarà anche difficile farsi conoscere attraverso le pagine di un blog, il virtuale toglie molto.. io ti ho conosciuta di persona e la stessa idea che mi ero fatta attraverso ciò che leggevo qui ad ogni tuo post l'ho potuta riscontrare anche "dal vero" e cioè che sei veramente una bella persona. E non vorrei sembrare troppo melensa o peggio :-) ma la serietà, la competenza, l'estro, la simpatia che mi ispiravi qui le ho ritrovate pari pari conoscendoti. E ringrazio anch'io l'MTC, il web, i blog e tutto il resto per avermi dato la tua amicizia.
    Per la ricetta non sono in grado di giudicare per scarsissima competenza in fatto di cucina giapponese, ma so riconoscere una meraviglia quando la vedo.. e questa, lo è.
    Gli abbinamenti, la manualità e la grazia che hai messo in questo sushi è qualcosa di straordinario.
    Aspetto solo che passi Annalena, per gustarmi il suo commento :-) sei grande, veramente!

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    1. Ma quanto mi fa piacere questa cosa Francy! Non sai quanto! Per me è uguale, l'idea che mi ero fatta di te corrisponde esattamente a ciò che poi ho potuto riscontrare dal vivo, quel poco, perchè di tempo per scambiare due chiacchiere non ce ne è stato molto, anche se spero che in futuro ci sarà. E anch'io ho avuto la conferma della persona speciale che sei :)
      un bacione!

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    2. sono al quarto commento è ho già bisogno di insulina...
      FATE UN PO' VOI :-)

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    3. ahahahah...e c'hai perfettamente ragione!!!

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  4. ti sei inventata l'impossibile, con garbo e perizia, per un sushi dalle mille sfumature che ora sono curiosissima di assaggiare!
    Per un sushi casalingo ti assicuro nessun sacrilegio, nella tua interpretazioneil rispetto e la cura sono evidenti in tutto.
    E, solo per informazione, sappi che hai scambiato i nomi: gli hosomaki sono i rotolini che hai effettivamente preparato,quelli con l'alga esterna per cui usi mezzo foglio di nori, i futomaki sono i rotolini più grossi, quelli per cui usi un foglio quadrato intero.
    Il rafano fresco miscelato all'arancia candita è un capolavoro di foodpairing

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    1. Grazie, sapevo che dipendeva dalle dimensioni, ma mi era sfuggita la questione dell'alga nori intera o a metà. I miei li ho chiamati futomaki anche se ho usato metà alga perchè credevo che fosse anche una questione di ripieno. Insomma, ho fatto un po' di confusione, c'è sempre un sacco da imparare :)
      Anche il foodpairing non sapevo cosa fosse...

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    2. Mari, ti racconto un aneddoto ignoto ai più.
      Un giorno, con annalena e la mapi, eravamo da Medagliani. C'era anche Marchesi, ora che mi viene in mente- e secondo me era lì per l'occasione :-)
      L'Annalena- e lo dico solo perchè c'erano testimoni- stava sfogliando un libro sui molluschi (che, per la sottoscritta, si dividono in seppie/non seppie) e ad un certo punto si ipnotizza sulla gigantogragia di uno di questi.
      Sta lì, assorta- e lo guarda.
      roba che la Mapi ha persino smesso di comprare, per dirti
      dopodiché, alza gli occhi al cielo, corruga la fronte e dice (GIURO):
      "questo coso qui so come si chiama in giapponese, ma in italiano mi sfugge"

      e comunque, noto con piacere che quando si parla di dimensioni, tutto il mondo è paese ;-)

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    3. Ridevo da sola stamattina quando ho letto, cercavo di immaginarmi la scena e vi vedevo tutte e tre (con Marchesi presente per l'occasione) e la faccia tua e di Mapi mentre Annalena cercava la traduzione del mollusco dal giapponese all'italiano :D :D :D

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  5. Mari io mi ripeto sempre ma la tua cucina mi piace proprio!
    La cura di ogni particolare è, per come la vedo io, il cuore della cucina giapponese e per certi versi ne parlerò anch'io nella mia ricetta dagli occhi a mandorla :)
    L'idea del riso ermes all'esterno dell'uramaki mi piace da morire e poi...cosa posso dire della pasta di rafano-carote-arancia candita? una libidine! :) Una trovata unica!

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    1. Sì, trovo che la difficoltà della cucina giapponese non stia tanto negli ingredienti, peraltro un po' difficili da reperire da noi e ai quali non siamo abituati, quanto proprio per la diversa concezione che i giapponesi hanno della cucina e del cibo rispetto a noi, per come lo trattano, per come lavorano gli ingredienti. Credo che per un occidentale sia difficilissimo capirlo... però è affascinante. Questa volta ho imparato un sacco di cose :)

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  6. Mamma mia che favolaaaaa!!
    Un bacione!
    Vera

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  7. Mari carissima, ogni volta che passo di qui non so da che parte cominciare a commentare.
    Condivido con Francy il fatto che l'idea che mi ero fatta di te sul web è stata ampiamente confermata dalla prova "de visu". :-)
    E poi mi piacciono il tuo approccio umile e consapevole alla cucina, la profonda conoscenza degli ingredienti, una padronanza delle tecniche straordinaria e, non ultimo, un palato sopraffino che ti fa indovinare degli abbinamenti perfetti.
    Ti invidio tutto ciò, in senso buono naturalmente, :-) e ogni volta che passo di qui imparo qualcosa. Grazie.

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    1. Spero che sia stata confermata in maniera positiva cara Mapi :) perchè il fatto che tu non lo specifichi potrebbe dar adito a sospetti...
      E comunque, cara mia, tu non hai niente da invidiare (neanche in senso buono) a nessuno, così come non hai certo da imparare da me, e non lo dico per ricambiare i complimenti, cosa peraltro inutile. Tu sai come la penso, te l'ho detto tante volte, il tuo blog è una scuola di cucina.

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  8. che raffinatezza, mi piace questa valorizzazione del dentice un pesce troppo spesso dimenticato e complimenti per la ricetta

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    1. In effetti il dentice non è molto consumato, però è molto buono, non l'avevo mai provato crudo (non sono molto un'amante del genere solitamente) e sono rimasta sorpresa dalla sua bontà in questa preparazione.

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  9. Non è per niente semplice approcciare questa cucina " fatta di sacralità" come hai ben scritto tu.
    Io direi che sei andata stra benissimo!
    complimenti!! un abbraccio!!
    ps non do fare nulla di nipponico io :(

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    1. Francesca, basta buttarsi, io ho fatto così :)
      E comunque, come dicevo sopra, è davvero difficile avere a che fare con una cucina così diversa dalla nostra.
      Grazie, un bacione!

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  10. Quando la raffinatezza va nel piatto nessun dubbio che ci sia la tua firma!!
    Eleganza e misura, ti rappresenta benissimo:))))

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    1. Uh mamma, i complimenti dalla chef, stavolta mi gaso sul serio :)
      Un abbraccione Fabiana!

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  11. Cara Mari, la tua salsina è assolutamente da rifare! Sembra tutto davvero squisito, e degno di un ristorante giapponese- almeno, io li ordinerei subito!.
    E poi hai ragione: dall'MTC si imparano tante cose, e sicuramente una di queste è la stima verso gli altri.
    :*

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    1. Addirittura degno di un ristorante giapponese direi di no :)
      Sì, la cosa più bella è proprio quella, che si imparano un sacco di cose e ci si stima tutti.
      Ciao Chiara, grazie!

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  12. Ciao Mari, che meraviglia questa ricetta. Quelle che ho copiato sono più semplici, ma mi hanno coccolata a dovere, grazie!
    http://arbanelladibasilico.blogspot.it/2014/09/due-deliziosi-stuzzichini-e-le-ricette.html
    Un abbraccio

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  13. Ma quanto è vero quel che dici? :)
    Amo la cucina giapponese e la conosco troppo poco, ahimè! Questa tua interpretazione la assaggerei molto volentieri perché si percepisce tutta la cura che hai dedicato alla preparazione. Bravissima, come sempre!

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    1. Anch'io la conosco poco Elisa, infatti mi sono un po' buttata ma devo dire che mi sono divertita un sacco nel preparare questo sushi :)

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  14. Che bellezza! Anche io ho provato a fare delle varianti di sushi, ma queste tue sono intriganti, soprattutto quella sferzata di arancia la pasta di rafano originalissima. Sei sempre un portento!

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    1. Buono il sushi vero Monica? Ed è anche divertente da preparare, non avrei mai creduto che fosse così piacevole e rilassante. verrò a vedere il tuo :)

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  15. Io seguo te, MTC, Mapi, Mai, Acquaviva, Fabiana ed altre ovviamente come dire...seguo il meglio però mi mettete in croce. Qualcosa proverò a fare ma questo prioprio no e sai perchè...a parte il lavoro in se stesso vale sempre il discorso farlo per chi...per me sola....NO. Prendo un assaggio qui e uno la e gusto.Hai fatto un lavoro splendido e l'analogia studenti professori e MTC calza a pennello. La pasta al rafano ecc m'intriga la voglio provare con un pesce e penso alla triglia, L'ho già fatta, filetti, in salsa al gorgonzola perchè essendo un pesce molto saporito è difficile coprirlo e basta trovare qualcosa in abbinata e che si completino. Ti saprò dire. Buona serata.

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    1. PS. Ho visto che la Ecori si serve come certificazione della società presso la quale ho lavorato per 25 anni. E' difficile trovarla....anche se sono in tutto il mondo. ciaooo

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    2. Ma dai! Che combinazione Edvige :)
      per quanto riguarda la ricetta, ti ringrazio, certo che se la devi fare solo per te è un lavorone che non vale la pena, neanche io lo farei. Però la pasta al rafano provala, la puoi riciclare per accompagnare altre preparazioni, sul pesce ci sta bene e la tua idea di accompagnarla alle triglie direi che è ottima.
      Grazie mille e un bacione!

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  16. Te sei il mio mito non c'è niente da fare è peccato perché non ho tempo ma altrimenti li facevo anche io.....l'idea del dentice con l'arancia mi stuzzica......la cosa che preoccupa è fare i rotolini però!!?

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    1. Noooo, è molto più facile di quanto tu possa immaginare Ilaria, i rotolini con il tappetino di bambù si fanno in due secondi. E' tutto il resto della preparazione invece che richiede più tempo, però è divertente :)
      Un abbraccione y muchos besos!

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  17. ho perso la cognizione del tempo...non so da quanto tempo sono qui,
    completamente rapita da qst sushi ho proseguito tra ricette, foto, viaggi...
    che blog meraviglioso!!!!

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  18. Ecco la mia ultima copiatura. Ho visto che questa ricetta è già stata copiata, e mi meraviglia che l'abbiamo riproposta solo in due, è veramente una delizia!
    http://arbanelladibasilico.blogspot.it/2014/09/torta-alla-barbara.html
    Ti abbraccio a presto

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  19. due giorni per cercare le parole adeguate- e poi alla fine erano tutte racchiuse nell'occhiata di compatimento che mi ha lanciato la figlia, quando le ho fatto vedere questo sushi: "a me, una madre così, no, eh?" ha chiosato.
    E stavolta non ho avuto le forze per replicare.
    MiTiCa MTChallenger!!!

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    1. Ma va là!!! Questa volta non sono proprio d'accordo con la creatura, a giudicare dai piatti che le prepari :)

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  20. tre volte che passo da qui e ancora non so come affrontare quello che vedo e dirlo con parole. So una cosa pero, che tu hai dentro un'anima altro che curiosa! Ma hai anche una precisione, un gusto e una eleganza che in molti ce la sogniamo!

    ed stò suspirando mentre scrivo, non ti dico altro...

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    1. Anima altro che curiosa non me lo aveva ancora detto nessuno :))) per il resto esageri mia cara!
      Un bacione grande!

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  21. ciao Mari, eccomi qua, probabilmente al mio cell alcuni blog non piacciono se no non riesco a spiegarmelo.
    Ora però finalmente un commento riesco a lasciartelo dopo vari inutili tentativi...
    Bellissime le tue parole a proposito dello spirito di gruppo, le gite, i tipi da imitazione ( calcola che sono anch'io così e avrei 31 anni suonati e sono pure mamma di 2 bimbi) e sono fiera di esser entrata a far parte di questa squadra dell'MTC.
    Le parole di affetto con cui mi hai accolta, mi hanno fatto commuovere e mi hanno lusingata tanto anche se so che ho davvero tante cose da imparare, ma la vita non serve forse a questo?
    Quanto al tuo sushi è di un'eleganza e precisione senza pari altroché, mi sembri troppo severa con te stessa...io ti vidi all'opera quella volta a Padova e da allora ti racconto come un mito, ci credi?
    Spero di vederti presto, ci terrei davvero.
    Sappi che ti stimo molto e adoro il tuo blog, sempre sulla stessa linea d'onda dei miei gusti e preferenze!
    Grazie Mari, ti abbraccio! :)

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    1. Ma quanto felice mi fanno le tue parole, anch'io sento e ho sentito fin dal giorno in cui ti ho conosciuta di essere sulla tua stessa lunghezza, d'onda sia in cucina che nella vita, per quella schiettezza, semplicità e solarità che emani sempre in tutto ciò che fai.
      Le parole di affetto sono dovute visto che sono molto contenta che tu ti sia buttata in questa banda un po' matta che è l'MTC perchè sono certa che ne sarai felice :)
      Un bacione grande!

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